E’ rivoluzione, è social

Il temporale s’è portato via la calura. La schiuma bianca che scorreva giù per la discesa sull’asfalto rappresentava dieci gradi dieci liquefatti, ora tutto sta a far calare anche la temperatura in casa, visto che fuori si gode. Mentre bevo un succo tropicale abbastanza cattivo scrollo la timeline di facebook e faccio lo slalom tra i meme che in tanti condividono. 
C’è l’indignazione indignata a tempo pieno per questo o quell’atto barbino:
– maltrattamenti agli animali
– politici che guadagnano
– autobus che non passano
Poi c’è la solita grandinata di deliziosi gattini, che vincono con mio gaudio 73-1 contro i cagnolini, non pervenuti gli altri anche se uno spaziettino ai ciuchini io lo riserverei, animali nobili e ingiustamente bistrattati. Vabbè.
Mi soffermerei poi sull’indignazione e sulla condivisione di post dal contenuto anche vagamente politico. Si tratta di interventi personali, firmati col nome e col cognome e destinati alla lettura da parte di un numero ristretto di persone, ma non così ristretto. Decine, centinaia, in qualche caso migliaia di persone. Opinioni che catalogano inequivocabilmente, identificano schieramenti, alimentano aggregazioni su uno o su più temi.
Il più delle volte liquidiamo questi interventi come indignazione da facebook, facciamo dell’ironia sul fatto che la militanza si è spostata dalle strade al social e via sproloquiando.
Ma questa cosa ha una sua portata rivoluzionaria che non si può trascurare.
Non lo fanno alcuni politici che usano questi mezzi per alimentare il consenso o per far circolare delle informazioni. Il più delle volte si tratta di non verità o di mezze verità.
Ma la verità su internet esiste? Cioè, c’è una versione oggettiva delle cose?
I meme che circolano alimentano leggende, puntellano ipotesi di complotto planetario, attribuiscono pesi nuovi a elementi altrove trascurati per motivi pseudoideologici o che. Sono letture di parte, che vengono condivise per ragioni di barricata, per adesione fideistica, per condivisione di un pezzo, di una frase, di un senso comune. Denuncia, indignazione, affermazione di un modello di pensiero. Richiesta d’azione.
Non ci facciamo caso perché pensiamo che non sia più possibile una rivoluzione, non nel senso che comunemente attribuiamo alla parola, ma forse sottovalutiamo le potenzialità del mezzo. Eppure è già vero che la gran parte delle informazioni corrono su internet, dove hanno perso valore e si sono confuse tra loro, fino a produrre un ribollente magma che fonde insieme la voce autorevole e quella cialtrona, consentendo a chiunque di esprimere un giudizio ultimativo in tempi prossimi al limite del battito di ciglia.
Giudizi che sono già storia, dopo cinque minuti. I grillini con questa cosa ci campano, hanno costruito un groviglio di entità che mettono in circolazione notizie, letture della realtà, denunce di complotti, istruzioni comportamentali e vademecum sanitari che vengono condivise e rimbalzate ovunque, creando un coagulo di valori condivisi che poi hanno un ritorno nell’urna. Così fa anche la Lega, col sovraccarico della xenofobia. A sinistra si tende, invece, a contare i peli a Renzi o a scuotere gravemente il capo cercando di indicare la giusta lettura delle questioni riguardanti gli immigrati, i rifugiati, i diritti civili, e facendo scudo con i propri post contro lo stravolgimento della costituzione e contro le riforme che affossano un Paese che ha imbracciato il badile e ha incominciato a scavare decine e decine di volte, dopo aver toccato il fondo, ma sta sempre qui a sgommare sulle solite BMW, a rincorrere la gnocca e ad appassionarsi per telefilm esotici e animaletti da salotto.
Tutto questo intervenire esprime opinioni, raggruppa persone, crea frammenti di coscienza politica/sociale. Quello che non è possibile reperire fuori, nel “reale”, dove non esistono più sezioni di partito, giornali autorevoli, luoghi di incontro e scambio d’opinioni, intellettuali in grado di esprimere idee che contribuiscano a creare e a difendere una visione del mondo.
Sui social ognuno parla per sé stesso, e contribuisce con il proprio endorsement, controfirmando l’opinione o l’istanza portata avanti da questo o quel meme, post o tweet che dir si voglia, condividendolo, amplificandolo, apponendo il proprio gradimento.
Dice: ma conta poco. Certo che conta poco. Questo post lo leggeranno venti persone e non sarà nemmeno la cosa meno letta del web. Ma questo poco fa, aggregato, numeri spaventosi.
E crea opinione. Qualcosa di molto frammentato che faremmo bene a imparare a leggere, mentre sorridiamo per un’iperbole un po’ goffa o per la grammatica zoppicante di qualche slogan, o inorridiamo per la truculenta domanda di sangue ricorrente.
E’ il socialcoso, baby. Condividi, se t’aregge la pompa.

Annunci

Un Commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...