Caldo

Death-Valley-National-Park-California

Le dita si attaccano alla tastiera, sudate. La testa non trova uno sprazzo di lucidità. E’ caldo e non smette mai. Tutti si lamentano. Forse non hanno ragione: c’è la faccenda della resilienza, e certamente ci siamo già  adattati, visto che la canicola va avanti da un mese. Ma ci incalzano implacabili i telegiornali.

Quest’anno sembrano aver lasciato stare l’assurdità della temperatura percepita, che è un po’ come se Giuliacci & co invece di leggere dati dicessero: mbè, domani fa più caldo di ieri, sarà più caldo a Firenze che a Roma ma Napoli batterà tutti. Che poi la temperatura percepita è per forza soggettiva: una ventata tipo phon non fa lo stesso effetto a tutti, se ce l’hai in faccia o dietro le spalle è ancora diverso, se sei in piscina e fai il morto a galla può anche essere gradevole. Ci vuole rigore, col caldo, ma si usa dire i rigori del generale inverno, e poi il campionato di calcio c’è d’inverno e il rigore c’è quando arbitro fischia.

Un problema del caldo è il lamento perenne dell’accaldato, che poi è il primo nemico dell’adattamento di cui sopra. Non ci si rassegna al fatto che a luglio la temperatura possa salire per non scendere più. L’anno scorso fece un’estate di merda, zero caldo e tutti si lamentavano del contrario. Quest’anno ce lo sta restituendo con gli interessi, ma non è una cosa senza precedenti. Nel 2003 fece uno scherzo come questo, ma con picchi molto più elevati e minime notturne incandescenti. Siamo sopravvissuti, almeno quelli che non avevano problemi fisici tali da soccombere al clima estremo.

Ma possiamo farcela: sudando dimagriamo, però ci viene sete e beviamo. Magari non un radler, come ho fatto io, che adesso ho sete il doppio di prima. E’ roba zuccherata, lasciatela stare. Semmai una bella birra ghiacciata, molto meglio. Poi si suda, ma sudare fa bene. A parte le implicazioni sociali. per quelle c’è la doccia col deodorante.
Il caldo rende nervosi. In genere aumentano gli omicidi e i gesti estremi. Quando la temperatura sale le mogli guardano golose i colli dei mariti, mentre accarezzano la lama di un rasoio. Se non stessi morendo di caldo, mi ricorderei di chi è la frase, facciamo Scott Fitzgerald e non se ne parli più, ma sicuramente non era lui.

L’asfalto si scioglie, soprattutto quello scamuffo, e i tacchi delle scarpe ci affondano dentro. Non capita con le Birkenstock, che in genere non si portano per andare in ufficio. Io però lo faccio, ha un che di hippy, e poi in ufficio sto quasi sempre da solo. E ho l’aria condizionata, sicché il piede verso l’ora di pranzo comincia a dolermi. Il sinistro. Reumatismi.

Quando fa caldo poi si mangia meglio. Non si cucina molto per non accendere i fornelli. Si fanno fuori un sacco di pomodori, frutta, insalata, cetrioli. Quest’anno ci sono delle pesche spettacolari. Quelle bianche, dico. Condisco insalatiere enormi con pomodori, cetrioli e insalata e timo in grandi quantità.

E poi le docce, interminabili, che regalano sprazzi di effimera lucidità. E’ bello suonare la chitarra col ventilatore puntato addosso, spalancare le finestre in cerca di un refolo notturno, dialogare con i gechi a caccia di zanzare. Fa caldo. E’ estate. Lo deve fà. Siamo attrezzati per sopportarlo, e passerà. Chi non ce la fa può riparare al centro commerciale, purché si ricordi di bere molta acqua, e non faccia jogging all’ora di pranzo sotto il sole con la maglia di lana e il passamontagna. Niente TV. E un bel libro rinfrescante. Estote idratati.

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  1. postpank

    Dopo aver scritto questo post è arrivata la pioggia: due ore di scroscio fresco che ha abbassato la temperatura fino ai 20 gradi di stasera alle 10. VENTI GRADI! Se avete bisogno di un intervento scrivetemi, vi mando l’iban in privato

    Mi piace

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