Frescheggiando, Birdman. O l’imprevedibile virtù dell’ignoranza

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L’estate rilancia la sfida. Il sole dardeggia raggi di fuoco. L’ombra fugge terrorizzata. I termometri superano il livello di guardia. La temperatura esterna è superiore a quella corporea, ma vaporizzare tachipirina non ti servirà. Sarà utile, per gli anziani e i bambini, recarsi presso i centri commerciali. Bere molto, mangiare leggero, evitare lo jogging sotto il sole all’ora di pranzo. I cardiopatici preghino. La sera, converrà vestirsi il meno possibile, scavalcare il gatto sdraiato sul pavimento e riparare in un cinema all’aperto, ché almeno non c’è il sole e magari arriva un alito rovente che ti può sembrare fresco.

Birdman comincia con lui che levita e sente dentro di sé una voce cavernosa e rabbiosa. Sta mettendo su uno spettacolo a Broadway di cui è attore, regista e produttore. Una rimasticatura di Raymond Carver, Di cosa parliamo quando parliamo d’amore.

Lui è un divo del cinema che ha legato la sua immagine al supereroe Birdman. Da un pezzo è dimenticato, anche se la gente lo riconosce per strada. Vuole dimostrare a Broadway di essere un attore vero. La voce che sente nelle orecchie è quella del sé stesso supereroe. Ha dei poteri portentosi. Il coprotagonista in scena non gli piace e lui con la forza del pensiero, zot! Gli fa cascare in testa un riflettore. Così si fa.

Sostituito l’attore con Mike, che condivide la vagina con Lesley, cioè Naomi Watts. Beato lui. Un matto. I due prima vanno d’accordo, poi litigano, scazzando tutte le anteprime dello spettacolo. Ritmo indiavolato, dialoghi serrati. Cinema. Lui litiga con la voce interiore e sfascia la stanza. Ha una moglie che ama ancora, una figlia disintossicata dalla droga che fa parte della squadra e flirta con Mike, una fidanzata che è anche lei nello spettacolo, Laura, che forse è incinta.

La voce insiste: torniamo a fare i supereroi. Ma lui vuole fare Carver perché lo scrittore gli mandò i complimenti dopo aver visto un suo spettacolo quando era alle prime armi. Broadway è ostile. Mike si tromba la figlia extossica e si dà arie da grande attore. La critica feroce del NY Times parteggia per lui. Carver doveva essere ubriaco, e comunque Mike frega l’aneddoto e fa finta sia roba sua. Lui allora lo picchia. Sotto suona una batteria che non dà tregua.

La critica gli dice nel muso che stroncherà lo spettacolo perché quelli di Hollywood gli stanno sul cazzo. Lui piglia una ciucca, dorme sul marciapiede, poi litiga con la vociona interna, che rappresenta sul posto una scena da film di supereroe. Mostri, robot, palle de foco. Il nostro poi svolazza tra i grattacieli col trench tutto sporco e plana sul teatro inseguito da un tassinaro che vuole i soldi della corsa. La finzione si fa ardita.

Lo spettacolo va in scena. Lui deve chiudere la scena finale sparandosi e lo fa con una pistola vera, non con quella giocattolo per cui Mike lo prendeva in giro. La critica si alza dalla sala per prima, mentre il pubblico applaude, e corre via. Recensione entusiasta. Lui con la pistola vera s’è fatto saltare via il naso. Ergo, è un grande attore. Forse il più grande.

I social impazziscono per lui, che ha un naso nuovo. L’uccellaccio supereroe ormai sta sulla tazza del cesso nella stanza d’ospedale. Lui si alza dal letto, si sbenda il naso, apre la finestra, vede uno stormo d’uccelli e spicca il volo, non si capisce se per buttarsi o che. Arriva la figlia, controlla che non si sia spiaccicato di sotto, poi lo scorge mentre svolazza, libero.

Un film da 4 oscar, bello rinfrescante. Iñarritu dal Messico s’è portato una cassettata di funghi che gli hanno acceso la fantasia. Il film va a tremila, un po’ sconcertano i superpoteri, ma fanno parte dell’immaginario del messicano, un po’ castanediano. Compreso il volo e l’uccello rapace. C’è un sacco di roba fatta bene, battute fulminanti, cose. La strada di casa si fa senza volare, ma il caldo, per stasera, l’abbiamo fregato. Birdman. Chapeau.

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  1. Anonimo

    la preghiera del cardiopatico

    dio dell’afa e del ventilatore
    fa’ che non mi portino via con il defibrillatore

    fa che con questo solleone
    non mi venga un coccolone

    salva la valvola dalla canicola

    e dona l’aria condizionata
    a tutta la gente scoagulata

    io mi pento e mi dolgo con tutto il cuore (che mi resta)
    delle mie salsiccie e dei miei grappini
    ma tu, ti prego, fammi arrivare ai giorni settembrini

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