Sul Prato Verde Reloaded/Stefano Mauri

La mauriprima volta che vidi giocare Stefano Mauri era all’Udinese, con Spalletti. Aveva le scarpe bianche, in campo si muoveva partendo da sinistra e si inseriva al centro. Era imprendibile per i difensori, dispensava assist oppure andava al tiro, correva facile, sembrava lucido e presente. Veniva da una gavetta lunga, non essendo passato per il settore giovanile di una grande squadra. Ma aveva già convinto a Modena e a Brescia, dove giocava con Roberto Baggio.

Alla Lazio arrivò a gennaio 2006, con Delio Rossi. C’è voluto un po’ per piacersi, c’era chi lo vedeva correre con le infradito e chi lo descriveva avvitato su un’erezione che ne costituiva il baricentro.

La verità è che, fatta la tara della discontinuità, si trattava di un giocatore importante, che negli anni è diventato, con Rossi, Reja, Petkovic e Pioli, sempre più fondamentale, per la visione di gioco, la velocità di pensiero, la capacità di indovinare assist magistrali per i compagni o di imbucarsi, da grande incursore, nei sedici metri. Uno che in carriera ha avuto meno di quanto meritasse, con le sue 11 presenze in nazionale.Capitano dopo l’addio di Rocchi, coinvolto nella torbida vicenda giudiziaria di cui troppi si riempiono la bocca, Mauri ha sopportato un arresto preventivo da repubblica delle banane e ha mantenuto un invidiabile equilibrio, di fronte alla gogna mediatica.

I tifosi hanno spulciato le carte dell’inchiesta senza fargli sconti, alla ricerca di un indizio di colpevolezza o della conferma dell’innocenza. Una ricerca che ha smontato tutti i teoremi cremonesi, riabilitandone l’immagine intaccata da sospetti che sembrano in totale malafede. Ma su questo farà piena e definitiva luce la conclusione della vicenda giudiziaria.

La storia sul campo, invece, appare ormai irrimediabilmente conclusa, a scadenza di contratto. Stefano ha annunciato ai tifosi l’addio, regalando parole grate e piene d’affetto. Un affetto ricambiato, con la consapevolezza che non sarà facile sostituire una colonna come lui, al termine di una grande stagione come quella passata.

Il ricordo corre ai grandi derby giocati, alle decine di gol realizzati, alla qualità del calciatore e dell’uomo: un altro che passa alla storia, in questa estate infuocata in cui si tagliano le radici.  Speriamo serva a spiccare definitivamente il volo.

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