La Posta in gioco

La Cassa Integrazione è una bella rottura di coglioni. Se sei convinto di valere qualcosa sul lavoro ti fa cadere in depressione. Se il lavoro l’hai perso è come un marchio sulla pelle, una certificazione del morto vivente che sei, rifiuto del mondo del lavoro. Però ha qualche piccolo lato positivo: ogni tanto si riscuotono dei soldi, il che, con questi chiari di luna, non è da disprezzare.

C’è poi caso che l’invio delle prebende da parte dell’INPS, in circostanze particolari, avvenga domiciliando un bonifico presso bancoposta, che ti viene notificato a casa e che puoi andare a riscuotere in un bel giorno d’estate, tra gazze che razziano nidi di rondini, cuculi che intonano serenate, gatti stesi a quattro di spade a resistere alla canicola e contradaioli inneggianti. Se il valore del bonifico supera i mille euro, scopri con raccapriccio che possono pagartelo solo se sei titolare di un conto corrente postale o di un libretto di deposito. Accidenti a voi, e se non ce l’ho? Puoi comunicarlo all’INPS, fai decorrere i termini del pagamento, fai domanda di riaccredito e per natale siamo pronti. Bene, allora apriamo sto libretto. Ehm, dovresti ripassare, ché adesso è pieno di gente e si tratta di procedura macchinosa.
Al che piglio collera, sono già alla seconda uscita e cosa significa che c’è gente? Quando dovrei venire? Provare fino a quando non state comodi? Tra l’altro la disposizione ha una scadenza…
L’impiegata, paziente e gentilissima, mi ha accontentato. Ci sono voluti 55 minuti, e s’era fatta una fila chilometrica di gente che ce l’aveva con me. Tutta colpa di Mario Monti…
Con quei soldi, comunque, mi sono rifiutato di comprare pomodori san marzano provenienti dall’Olanda. A tutto c’è un limite, manco i rifugiati vogliono, sti morammazzati, vorrei sapere come li coltivano i pomodori che ci sbolognano…

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  1. postpank

    Il lato comico della faccenda sta nel fatto che non mi davano i soldi perché non avevo un conto corrente o un libretto, e se chiedevo, protestando per l’assurdo obbligo, di aprirmene uno, mi rispondevano che dovevo tornare quando c’era meno gente. Una roba kafkiana, un ribaltamento di paradigma, come se aprire un conto fosse stato un favore che mi facevano dopo insistente richiesta, invece che un’imposizione legata a un provvedimento sacrosanto (quello della limitazione dei contanti in circolazione per prevenire evasione e malaffare) ma assurdo, se a pagare è l’INPS per il tramite delle Poste, e non un privato truffaldino.
    Per fortuna lo facevano gentilmente, come delle care cugine alla lontana, per cui era impossibile incazzarsi. Anche il consiglio di ripassare, alla luce della fila che si è creata, era di buon senso, ma non sono stato io a chiedere di aprire un conto lì, è lo Stato che mi ha obbligato (ingiustamente) a farlo.

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