I 30 anni di Quelli della Notte: Arbore da Fazio, cronache del riflusso

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Fabio Fazio ha ospitato Renzo Arbore nel suo salottino del sabato sera, insieme a Gramellini, con Fabio Volo collegato da Nuova York come Ruggero Orlando, e già m’immagino la svenata che sarà costato il satellite per sentire quelle quattro cazz… ehm, simpatiche battute. Il vecchio leone si è portato dietro una coppia di fantasisti: Maurizio Ferrini e Nino Frassica. Mattatori. La trasmissione è filata via leggera, dimostrando, prove schiaccianti alla mano, quanta distanza ci sia oggi da quel picco qualitativo di intrattenimento televisivo.
Trent’anni di riflusso che si leggevano tutti nello sguardo un po’ spento di Gramellini, o nelle risate incontenibili, da vero fan, di Fazio. Con le battute fulminanti di Ferrini e Frassica, l’ironia lieve di Renzo Arbore, ancora gigantesco, alla soglia dei 78 anni, i filmati che ritrasmettono le gag divertentissime, i nonsense, l’improvvisazione di grande qualità che Laurito, Marchini, Pazzaglia, Catalano, Luotto, D’Agostino, Telesforo dispensavano a piene mani, insieme ai due ospiti in studio, in attesa delle incursioni del fuoriclasse Giorgio Bracardi, già stella di Alto Gradimento e frenetico propositore di esilaranti macchiette.

Le cadute di passo e di qualità arrivano nei momenti in cui la trasmissione torna nel suo alveo: il collegamento di Volo, che racconta l’hit parade dei singoli e degli LP dell’85 (s’è sprecato…), l’impaccio di Gramellini, chiamato a sciorinare i luoghi comuni che avevano reso famoso Catalano, la sua mortifera lettura finale della lettera di un insegnante marchigiano che consigliava ai propri alunni comportamenti edificanti come compiti per le vacanze, con toni da vecchia zia.

Un confronto ingeneroso, completato dall’involontaria stoccata del maestro, che, su precisa domanda dell’allievo-Fazio, risponde: “Ci fermammo dopo sole trentatre puntate perché avevamo detto quello che volevamo dire. Oggi i programmi televisivi durano per anni e anni, a volte senza senso, fino allo sfinimento”.  Un intrattenimento preconfezionato lontano anni luce dalle irresistibili improvvisazioni di Quelli della Notte, che Arbore ha definito “Jazz della parola”. Un programma dove elementi diversi coesistevano improvvisando, producendo spontaneamente intrattenimento.

Televisione che Gramellini ha definito destinata a un pubblico di livello elevato, il che non è esatto, secondo me: Quelli della notte aveva successo per la leggerezza e arrivava a un pubblico vasto, che ne parlava, il giorno dopo, al lavoro, canticchiava le canzoni, riproponeva i tormentoni, che ancora oggi si citano correntemente. Basti pensare al lapalissiano Catalano, o agli strafalcioni volontari di Frassica.

Il successo fu travolgente, replicato poco dopo da Indietro tutta. Era una televisione in cui si osava, muovendosi al di fuori del percorso sicuro, caramellato e mainstream della televisione che si definisce qualitativa oggi. La distanza tra il gilet di Arbore e quello di Fazio è tanta che sembra brutto misurarla, anche perché il conduttore ligure ha saputo, soprattutto in passato, far tesoro della lezione di Arbore, che affiorava prepotentemente nel fortunato schema di Quelli che il calcio. 

Niente a che vedere con la melassa soft di oggi, e il divano dello studio l’ha mostrato impietosamente, con il primo piano eloquente dei volti di Arbore, Frassica e Ferrini durante la lettura spiovente di Gramellini, topo di scrivania spedito a fare figuracce davanti a tre signori del piccolo schermo. Che stavano soffrendo per lui, che cercava di trovare tempi e ammicchi all’altezza della situazione, partendo da un contenuto improponibile in televisione, anche se fosse stato davvero di qualità. Fazio sembra gradire la compagnia di gente fiacca per risaltare un po’ più vivo dello stracco ripropositore di minestre riscaldate degli ultimi tempi. Una serata in cui, finalmente, il divano di casa ha regalato soddisfazioni: grazie a lui, ma il merito era al 99% dei suoi ospiti.

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  1. postpank

    hai ragione, Jovanotti esordiva proprio al tempo di Indietro tutta, quindi poteva regalarci un pensiero illuminato… ma Volo ha dispensato anche per lui. Chissà, potrebbero entrare nella prossima fatica (?) letteraria di Piccolo, Momenti di (non) trascurabile orchite (del lettore)

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