Nightswimming

C’era un momento in cui si spegneva la luce. O, anche, un momento in cui la strada correva via dritta, era notte, e il volume andava tenuto non altissimo e nemmeno basso. Quello.

C’era un piano che si girava intorno, come roteasse su se stesso. Pareva un’insegna luminosa, un radar, il faro di un porto. E una voce da brividi che cantava di gente nuda che faceva il bagno vincendo la paura, eccitata dalla trasgressione. Un tuffo fatto guardando le stelle, ricordando che l’estate stava per finire. O, forse, era già finita.

Una canzone eseguita sognando, che sembra nascondere qualcosa di struggente. Ma appena. E’ più una cosa giovane, un ricordo bello, un canto alla vita fatto senza gridare, giusto come l’arrangiamento d’archi firmato John Paul Jones, cioè Led Zeppelin. Hai detto un prospero.

Se sei da solo puoi farti amica la voce di un cantante, che poi diventa amico anche lui.
Michael Stipe è un amico. Gli ho raccontato tante cose. Ha l’aria trasognata, non sembra stia lì per qualcosa, sembra sulle sue, appoggiato su una nuvola. E se vuoi sentirti come lui puoi farlo, spegnendo le luci, facendo rallentare il battito del cuore. Nuotando sotto la luna, fuori dalle acque tempestose che ti hanno sballottato tutto il giorno. Chiudi gli occhi e ti lasci andare, per meritarti una notte di quiete.

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