Ristorator

Dice: ‘mbè, sai cucinà, àprite un ristorante, no?
E te pare facile, mica il lavoro da ristoratore si può improvvisare, è una cosa difficile, ci vuole arte, non basta saper scrocchiare una pastasciutta o un risotto per quattro persone.
Poi ti capita che tornando da Repugia ti fermi sul Passimeno, a Trasignano, e ti capi un bel ristorantello sul lungolago, posizione gajarda, qualche tavolino di fuori, un buon profumo di fritturella di pesce. Panza mia fatte capanna!

E arriva Pippo, cameriere autoctono, che esordisce dicendo “dovete avecce pasienza, che tengo tuttla sala (8 tavoli da 2, grosso modo) da solo”. Si eclissa e non torna per prendere l’ordine. Si divide tra noi e i nostri vicini di tavolo, torna per dire “angora nattimo, ciò da portà lo vino a questi quàddidietro” e risparisce. Torna a prendere l’ordine, finalmente, si discute di quello che c’è nel menu: si fa riferimento a un menu vegetariano “eh ma devo chiedere dillà, non lo so che ci sta, abbiamo aperto solo da quattro giorni”, alla birra o al vino che non ci sono nella carta “lo vino ci sta, la birra se la sò finita ieri checera la notte bianga, ci sta la birra in bottiglia, non ci hanno ancora mango allacciato lo posse”. Ok, Pippo, ordiniamo allora! “Un momendo, sento dello menu vegetariano e artorno”.

Torna dopo cinque minuti e snocciola il menu vegetariano. Un ragazzo molto simpatico. Allora, Pippo, un menu vegetariano, un polpo in insalata e una grigliata di pesce. “Ehm un attimo, però, che non ci ho lo blocchetto delle comande, mò lo piglio, artorno e ordiniamo”.

Intanto il sole tramonta e colora la superficie del lago di un indaco spettacolare, la gente è contenta, l’aria lieve. Anzi, fa caldo. Si sente a un certo punto SKREEEGNNNOOOOK GNIK GNIK GNIK e arriva un flusso d’aria mossa. GNIK GNIK GNIK alziamo gli occhi e un ventilatorello a pale marca vortice rotea sulla nostra perpendicolare dispensando arietta fresca.

Torna Pippo e GNIK GNIK GNIK finalmente si ordina. “Lo vino bisogna vedere se c’è rimasto che ieri se sò bevuti tutto, c’era la notte bianga”. GNIKGNIKGNIK Occhei, porta lo chardonnay, se ci sta. Finalmente si parte. GNIKGNIKGNIK. Arriva pure una bottiglia d’acqua! E l’antipasto, ma non c’è il pane. Dov’è Pippo? In giro per la sala. Finisce l’antipasto per la fame, il polpo ha vicino le patate, si fa senza pane.

Un moscerino si posa sul piatto del polpo e si mette a passeggiare tra i resti, beve un po’ d’olio, evita la forchetta, poi la tocca con la groppa. Gira frastornato tra colossali (per lui) residui alimentari. Lo perdiamo di vista. Quando torniamo a vederlo è steso con le zampe per aria, immobile. L’olio d’oliva ammazza i moscerini.

Arriva la cuoca, o chi per lei, con il primo vegetariano e la grigliata, ma abbiamo ancora i piatti dell’antipasto. Chiama Pippo: devi sparecchià! E attende con i piatti in mano. Pippo arriva e risolve, i piatti planano sul tavolo, io placco la signora chiedendole del pane. Sulla carta c’era scritto: pane e coperto offerto da noi! Grandi, così si fa. Il pane sono tre fette di numero di una filetta locale sciapa, che è un 10% più larga di una baguette. Offriamo il pane ma magnatece er pane.

Per fortuna il pesce è buono, lo chardonnay profuma di banana, il lago è bello. Il ventilatore, felice, fa GNEEEEK GNIK GNIK. Le ganasse masticano. La signora vicina di tavolo, cortonese, azzarda un “e se lo facessimo spegne?” che trova immediato unanime consenso. Pippo arriva e dice: “non lo so se lo posso spegne solo questo o tocca che li spengo tutti, mò vado a chiede e artorno”. Torna e dice che però se lo spegne li deve spegnere tutti, se non vi dispiace sopportatelo. GNUIK GNEEEK GNEEK. La signora dice: “ma io ho freddo, allora mi sposti il tavolo dentro”. E lui: “ma se ha freddo allora lspegnamo subito”. E abbatte, valoroso, lo GNIK.

Gli chiedo, in attesa delle verdure grigliate, una bottiglia d’acqua. Le verdure arrivano ma mancano le posate. Pippo latita. Niente acqua. Finite le verdure, si deve riprendere il viaggio, ci si trasla alla cassa. “Un momendo, faccio il conto subito, porto lo vino a quel tavolo e artorno”, garrulo Pippo. Passa la signora e dice “velafatto lo condo Pippo?” No, aspettiamo, ora arriva. Torna Pippo, prende la comanda, si accinge a fare il conto, la cucina fa tling! E lui: “eh, un momendo, ho da portà nbiatto allo tavolo, che sinnò se fredda. Ortorno”. Ripassa la signora e fa: “ma sto condo ve lo siamo fatto?” No, ortorna. E Pippo finalmente intercede per noi.

“Aspetta che arguardo lo menù che non conosco li prezzi, abbiamo aperto quattro giorni fa, ieri c’è stata la notte bianca, negli ultimi due giorni ho lavorato trenda ore”. Povero simpatico Pippo, che digita sulla calcolatrice, davanti a un credenzone di vini pieno di sagrantini e grechetti e belle bottiglie che sulla carta non c’erano scritte. Chissà perché, il vino segreto. “Fanno quaranduno e cinquanda. No, lo bangomatte non funziona, non ci hanno angora allacciato lo collegamendo. Non ci ho lo resto di cinquanta. Aspetta che cerco”. Tira fuori una saccocciata di spicci, grazie e buonanotte.

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  1. dmitri

    C’era un posto, qui, dove ti sgridavano pure: “te presenti a ‘st’ora e mo te magni quello che c’è!”
    St’ora erano le 21 circa, non mezzanotte, ma faceva coda e pajata che resuscitavano i morti

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  2. postpank

    Una volta a Torpignattara venne l’oste con la faccia brutta e disse: ve porto un amaro, offre la casa. Ma ve lo bevete, v’arzate e ve n’annate, che sò pieno de gente…

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