Ricordarsi: La maestra

La maestra si alzò dalla cattedra e andò alla lavagna. Prese il gesso e disegnò con mano sicura una mezza specie di stivale. L’Italia, con le isole, l’arco alpino e tutto il resto. Mise i puntini che ci segnavano le posizioni di Roma, Napoli, Milano, Genova, Venezia, Firenze, che so, Palermo, Bari. E i nomi dei mari. Tirreno, Ionio, Adriatico, Mediterraneo. E mentre disegnava spiegava. Qua e là, la rava e la fava, la Pianura Padana, il Po, gli Appennini, l’Etna e tutto il resto.

Poi attaccò i confini. Di qua c’è la Francia. Poi la Svizzera. Poi l’Austria, la Germania Occidentale e la Jugoslavia. Tornò alla cattedra, aveva concluso. Rimasi atterrito. Germania Occidentale. Germania Occidentale. Germania Occidentale. Non è possibile, non può aver sbagliato così la MAESTRA. La cartina mi guardava beffarda: aveva azzeccato una striscia tra Svizzera e Austria, verticale, dove aveva scritto col suo agile corsivo Germania Occidentale.

Non ho mai smesso di elaborare questa scena, ogni tanto mi torna in mente come un’ossessione. Era una maestra bravissima, mi ha insegnato molte cose. Ma quel giorno, in quarta elementare, mi resi conto che le notizie dette così a voce da tizio o da caio vanno verificate, perché non c’è mai da fidarsi. Se s’è sbagliata la maestra…

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