Guerre di religione alla ternana

Il piccolo Mahmoud è arrivato un mese fa dal Senegal, ha undici anni e non parla italiano. E’ figlio di un immigrato che vive da vent’anni in Italia e che ha deciso di portare qui la famiglia. Va a scuola e fa la prima media. Come spesso accade, viene preso di mira dai compagni. Succede. E’ nuovo, straniero, nero. Lo sbatacchiano e lo prendono in giro. Lui reagisce.

Una scena già vista milioni di volte in tutte le classi scolastiche, chi non se ne ricorda una simile? Da protagonisti o da spettatori, l’abbiamo vista tutti. La reazione consiste in un regolamento di conti con una compagna di scuola. L’avrà spintonata, picchiata oppure insultata. Normale.

Ero piccolo, il mio compagno Romano, prepotente, mi sfotteva. Mi sono girato inviperito e l’ho insultato: ciccione di merda. Mi ha minacciato per tutta la mattina, ma quando è suonata la campanella me ne sono andato a casa tranquillo e beato.

La bambina va dalla mamma, la quale sporge denuncia. Ora non so perché, magari la bambina si è fatta male ed è giusto così, magari non si è fatta niente e abbiamo esagerato nella reazione, si poteva risolvere a scuola, la cosa. Vai a sapere.
I giornali ci si buttano a pesce e montano il caso della bambina picchiata perché porta il crocifisso. Il piccolo senegalese, però, risulta essere cattolico, quindi il soufflé mediatico si sgonfia.

Aver letto il titolone sparato su giornali che non dovrebbero soffiare su certi fuochi, tipo Repubblica, è sconfortante. Ma a questo siamo: fa notizia una scaramuccia da cortile scolastico, al punto di volerla per forza inserire nel contesto creato ad arte del cozzo di culture e di religioni. Stiamo bene così.

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  1. 321Clic

    Ci vivo, in questa città, ed il caso è stato montato proprio qui. Non siamo stati capaci di tenerci la nostra acciaieria ma abbiamo imparato benissimo a costruirci un momento di notorietà a discapito di qualcun altro facendo leva su sentimenti fin troppo sfruttati.
    Io sto cercando di andarmene.

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