Casi umani: Wanda

Socks-and-sandals-006Wanda non sopportava la gente che porta i sandali con i calzini. Da piccola aveva una paura folle di un vicino di casa che portava i calzini con i sandali o con le ciabatte e a volte se ne andava in giro con la canottiera bianca e un paio di pantaloncini striminziti, con i mocassini neri e un paio di calzini grigi tutti sbrillentati, fumando con un bocchino bianco delle sigarette pestilenziali.

Era orrendo. Le faceva paura. Tutto, compreso quello che le diceva, con le sue sigarette, i denti d’oro e i pelacci bianchi che gli uscivano dal petto.

La regola del calzino era rimasta una delle poche certezze della sua vita: da un part time a un Co.Co.Pro., da un fidanzato sfuggente a uno immaginario, dalla casa dei suoi a una casa da sola, disillusa, ormai stanca di aspettare il principe azzurro.

Soprattutto in quei giorni in cui sopraggiungeva quel prurito intimo che poi ti lanciavi dei segni d’intesa in ascensore con le colleghe che ti consigliavano la crema per rimediare e anche qualche presidio contro le piccole perdite, che potevano arrivare ai recettori olfattivi di un qualunque maschio nei paraggi, col rischio che lo venisse a sapere la loro ghiandola pituitaria e allora ciao.

Una vita in volo, appesa alle ali del lines seta ultra, fin quando un messaggio privato non turbò quell’equilibrio, abbattendosi su di lei con la forza di un sasso nello stagno. Insomma, niente di che.

Un buzz del social Sgurz! che favorisce i vostri incontri di coppia, gratis per lei il primo mese, a pagamento per lui ma con risultato garantito, preselezione dell’utenza, verifica della corrispondenza delle foto esposte alla carta d’identità, convenzione su una serie di alberghi, ristoranti, centri benessere e sexy shop su tutto il territorio nazionale e in diverse località europee e nordafricane, dalle Frisone alle Azzorre con tutto quello che c’è in mezzo, segnalava un interessamento per la foto di lei, luce giusta, un filo di abbronzatura, scollatura adeguata e 14 anni di meno, il capo leggermente reclinato, a metà tra il cagnolino da calendario e la promessa d’infinito e deppiù.

Lui pareva un Banderas ante rincoglionimento da panetteria pasticciera. Abbronzato, tenebroso, affascinante, automunito, amante buona cucina, vino, incontri rilassati in ambiente raffinato.

Un breve traccheggio via chat preludeva all’incontro, con Wanda che era indecisa sul da farsi. Vederlo per un caffè? Una pizza? E se poi non le piaceva? E se era sgradevole? E se si fosse sentita minacciata dalla sua soverchiante fisicità, col fiato corto, impossibilitata a far fronte alla sua corte stringente, alle sue richieste sempre più esplicite, intime, irriferibili? A quel punto, quando lui chiese “dove?”, lei rispose “casa tua”. Il resto era dettaglio.

Wanda si lanciò, dopo un sabato passato a patire, tra beauty center, hair diffusion, boutique e mutanderia, verso il suo nuovo appuntamento con l’aitante socialman. Arrivò da lui puntuale, sfoderò un sorriso ammaliante, certa oltre ogni ragionevole dubbio del suo fascino irresistibile. Lui le aprì la porta.

L’emozione fu grande: alto era alto, bello era bello, anche più che nella foto. Ciao, disse lui. Che culo, pensò lei. Poi abbassò lo sguardo, e vide che lui, sotto un bel paio di pantaloni comodi, eleganti e freschi, di lino chiaro, indossava un paio di Birkenstock color cuoio, con un calzino di cotone, scuro, triste, fuori luogo. Si guardò intorno e la stanza era completamente oscurata da quel calzino che le ricordava il trauma infantile. Pensò a come uscire da quella situazione, ma lui la richiamò alla realtà.

“Sei in anticipo, scusami, non avevo finito di vestirmi. Aspettami un attimo, vado di là a mettermi le scarpe”. Wanda si lasciò andare sul divano, rassicurata. Il sandalo con i calzini nun se poteva proprio guardà. L’uomo tornò dopo un paio di minuti, stavolta elegantissimo, le porse la mano e la guidò in sala da pranzo.

Il tavolo era apparecchiato finemente, con un antipasto che prometteva bene: ostriche, champagne, coquilles St. Jacques, gamberoni. Wanda si rilassò, pensando alla bella serata che avrebbe passato. Se la meritava proprio.
L’uomo stappò lo champagne e lo versò in due bicchieri e in una ciotolina, tenendo lo sguardo su di lei, sorridendo. Wanda allora gli chiese: “Caro, perché versi lo champagne in quella ciotolina?”

Lui la guardò ancora negli occhi e si aprì in un sorriso radioso. Poi indicò la gallina di pelouche poggiata sulla sedia accanto a Wanda. E disse: “Ma è per Rosita, no? Vogliamo farla morire di sete?”

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