Com’è profondo il mare

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E’ inutile
Non c’è più lavoro
Non c’è più decoro
Dio o chi per lui
Sta cercando di dividerci
Di farci del male
Di farci annegare
Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare

Che cosa abbiamo che non va? Settecento morti in fondo al Mediterraneo ripescati e uccisi di nuovo dal cinismo della gente, dai politici che strumentalizzano qualunque cosa giocando col fuoco, spargendo l’odio e l’incitamento alla violenza, quando non demenziali proclami come quella che vorrebbe aprire il fuoco sui barconi.

Un fuoco di fila di mentecatti che si rallegra, sullo sfondo, facendo a chi la spara più grossa. Olindo e Rosa. L’Italia pronta a bere il sangue del deviato, del diverso, dello straniero. Della cattiva coscienza da lavare, perché quello stesso straniero è buono per fare soldi, affittandogli le case, affidandogli lavori pagati in nero, a giornata, a cottimo. Quello stesso straniero è la puttana che si cerca la sera. Quello stesso straniero è manovalanza per la malavita e carne da caporalato.

Un giorno questo desiderio di sangue sarà esaudito. E’ parente alla lontana del sangue che versa il terrorismo dell’IS: il fiume dell’odio ha mille diramazioni. Non c’è da temere i barconi, quando abbiamo perso l’umanità e la solidarietà. Quello che più fa schifo è che molta di questa è la stessa gente che si abbevera all’acqua santa di Jorge Bergoglio. Una doppiezza laida e inconfessabile, un lato oscuro che fa rabbrividire.

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