Cartello per ecologi militanti

“Non datevi da mangiare agli animali”
(Stefano Benni)

Non so voi, ma io con tutte queste prescrizioni ambientalist/nutrizionist/ecologiche non ce la faccio più. Abbiamo acquisito molte buone abitudini, tipo quella di tenere diciotto sacchetti per le immondizie, pur non sapendo se, quando e quanto convenientemente saranno riciclate. Siamo cambiati e siamo diventati meno scorretti, ma certe gente scassa davvero le scatole.

Anni fa portavo la macchina a riparare da un certo meccanico che stava dalle parti di Porta Portese (Roma). Doveva essere un amico, doveva essere conveniente, ma ogni volta che andavo a recuperare la macchina mi cazziava violentemente per venti minuti perché secondo lui la tenevo male. Ho cambiato meccanico, perché attraversare la città e pagare conti salati era abbastanza e di sorbirmi anche la ramanzina non mi andava.

L’ecologo consapevole spesso si comporta come quel meccanico: ti cazzia di continuo, dicendoti che mangi da schifo, inquini il pianeta, maltratti gli animali e sei destinato a schiattare giovane, cagionando grossi problemi a quelli illuminati come lui, destinati a popolare l’arca di quelli che faranno rinascere una terra consapevole.

Avrà anche tutte le ragioni, non dico di no. L’atteggiamento, però, gli gioca contro, perché questa severità (scassacazzi, diciamocelo) rende indistinto il fronte dell’edotto, che sappiamo essere assai frastagliato. Non si riesce a cogliere, così, la sostanziale differenza tra i pasdaran del surriscaldamento planetario, i fedayn delle scie chimiche, gli illuminati della biowashball, i profeti dell’alimentazione vegana, i bucanieri della salvaguardia dell’otaria. Che hanno molte ragioni, alcuni, e dicono cazzate, altri, ma hanno il denominatore comune del dito puntato, dell’esortazione a svegliarsi, del noi sappiamo cose che voi non immaginate, ignoranti e bestie come siete.

E a uno che, mangiato il caciucco buitoni, annaffiato a vino di tetrapak, e accesa la venticinquesima Pall Mall della giornata, si disponga davanti alla televisione o al pc dopo una giornata di merda, seppellito nel traffico, con la lingua di metallo per i gas di scarico e secca marcia di sigarette, reirrorata con lo spritz puntellato dai cipster e dalle tortillas chips pucciate nell’insalata russa, voi che è un inquinatore e deve mangiare tofu, bere tisanine, andare a pedagna, smettere di fumare, fare il brodo con le verdurine dell’orto potete anche dirglielo, senza però fargli pesare che beve coca cola a rutto libero perché è un sottosviluppato.

A tutto c’è un limite: tutte le teorie salutistiche poggiano su basi solide, i complottismi magari un po’ meno, però i profeti di sventura non piacciono a nessuno. Così se dici a uno che a fumare gli piglia il cancro quello ti mostra le corna e ti sciorina la teoria dei suoi parenti ottuagenari seppelliti con la sigaretta in bocca e di quelli morti giovini senza aver mai toccato una cicca.

I panini di mc donalds sono buoni. E’ un fatto. Le patate fritte pure. E’ vero che non è certo ci sia della carne e del cacio in quei cheeseburger, e nemmeno che le pringles siano davvero fatte con le patate. Ma il mondo va così: a un disgraziato precario da mille euro lordi al mese non puoi dire che il tavernello fa male, perché ti risponderà che fa peggio stare nella merda.

E, oltretutto, l’ecologia militante del cibo e dell’aria ha il dannato vizio di essere cara. La roba biologica costa di più e ti rimane sempre la sensazione che la mela bio sia solo una mela un po’ rachitica. Essendo italiani, siamo abituati a sospettare.

E poi, non siete voi che ci dite che le multinazionali giudoplutocattosionistcapitaliste dicono una cosa e ne fanno un’altra? Mia nonna diceva: “il gatto alla credenza quello che fa, penza”.

Così, se volete che il vostro nobile insegnamento passi, smettete con le certezze urlate nelle orecchie degli ignari, piantatela con le profezie apocalittiche, imboccate la strada del sorriso mulino bianco style. Il messaggio passerà meglio e, magari, il camionista che trasporta scorie radioattive a discarica abusiva spegnerà la cicca della Camel nel portacenere che svuoterà poi correttamente nel cestino, e il netturbino si sbrigherà a buttare giù quell’aperitivo colorato con E122 e a sgranocchiare le patatine all’olio di palma e raccatterà qualche cartaccia in più, comprese le batterie esauste lasciate in terra dal meccanico cazziante di cui sopra. 

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