Cronaca vera

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Un caldaista di Lucca di poco più di 40 anni, sposato, con un figlio, è rientrato a casa il giorno di Pasquetta dopo aver preso nell’armadietto del padre una pistola, regolarmente denunciata, che l’uomo conservava scrupolosamente. La sera, dopo cena, è uscito a provare l’arma. Tornato a casa, ha dormito qualche ora.

Poi si è alzato, prima dell’alba. Si è vestito ed è uscito. Ha passeggiato per circa tre quarti d’ora, è arrivato sotto casa del suo superiore al lavoro e si è fermato. Questo, 50 anni e due figli, alla solita ora è sceso di casa e si è avviato verso la macchina, per recarsi al lavoro. Il caldaista gli si è parato davanti, ha puntato la pistola e ha fatto fuoco. Tredici colpi. L’uomo è morto davanti agli occhi atterriti della moglie, accorsa al rumore degli spari.

Il caldaista, compiuto l’omicidio, si è avviato a piedi, diretto verso la stazione dei carabinieri, dove si è costituito. “Sono stato io, prendete la pistola”, ha detto. Ha aggiunto che temeva che il suo capo stesse per licenziarlo. Interrogata, l’azienda, una cartaria, ha smentito che fosse in procinto di licenziare il caldaista, o qualunque altro lavoratore, aggiungendo che si trattava di due dipendenti modello.

I sindacati hanno espresso solidarietà ai familiari della vittima e dell’assassino.

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