Meredith

brambilla-011650.highres-3540847_0x410Cara Meredith, oggi c’è il sole, ma un vento dispettoso spazza il cielo, rompe i rami e ci costringe a pensare, portando in giro parole lasciate incustodite o affidate alla corrente.

Ci porta anche il tuo nome, che in tanti hanno pronunciato apprendendo la notizia dell’assoluzione definitiva di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, per non aver commesso il fatto. Una sentenza di cui dobbiamo rallegrarci, perché ha restituito la libertà a due innocenti.

Per te non c’è giustizia, a meno che non si sia fatta con la sola condanna di Rudy Guede, personaggio dall’inizio trattato come un elemento secondario, in una storia raccontata come un film di cui tu, vittima innocente, non eri la protagonista.

Ti hanno violentato e ucciso a ventidue anni, lasciandoti morire dissanguata dopo averti ferito alla gola: chi lo ha fatto forse pagherà, ma questo non riporterà alla vita il tuo sorriso.

Alla libertà negata agli altri, alle vite sconvolte dal carcere e dall’accusa dell’opinione pubblica non penso, perché come ha detto Amanda Knox avresti meritato tutto e invece il peggio è toccato a te. I due ragazzi emendati da una condanna pesante potranno ricostruire la loro vita. Già lo stanno facendo, respirando questo vento che sussurra il tuo nome.

Noi ci ricorderemo di te, anche se la vita passa oltre, e sono già passati otto anni. Un giorno, di sicuro, verrà il momento, per il tuo assassino. E avrà i tuoi occhi.

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