Beware od God/Non commettere atti impuri

Gomorra002

Il segreto confessionale

Eccola, ci siamo. Cominciamo dal principio: a un certo punto della sua esistenza un maschio diventa consapevole di avere in dotazione della roba pendula che vive di vita propria.

Non succede tutto insieme, che uno si sveglia la mattina e dice: però. Succede gradualmente, tra intuizioni, scoperte, fugaci apparizioni, visualizzazioni fortuite, interrogativi angosciosi e istruzioni impartite da altri più esperti, presunti tali o millantanti credito, circa il funzionamento dell’attrezzatura in dotazione, le caratteristiche principali e i comportamenti della meccanica femminile, con il corollario di una serie di consigli pratici e istruzioni per l’uso che purtroppo, o per fortuna, uno si dimentica quando è lì che gli servirebbero.

Al tempo della scoperta si fa lo slalom tra una prescrizione e una reprimenda. Intanto c’è una forzata separazione dalle femmine, superata una certa età, che sa un po’ di quarantena, esclusione, ghettizzazione, allontanamento, rifiuto, emarginazione, additamento della diversità. Ci si sente privati della propria identità per colpa del coso, che impedisce l’accesso a tutte quelle cose accessibili prima, non si sa perché.

Siccome la privazione è, alla fine, tutt’altro che privativa, prevale lo sticazzismo e si consolida il legame tra il cucciolo d’uomo e la sua attrezzatura, che occorre far crescere correttamente, perché possa dire la sua una volta chiamata in causa.

Le sessioni di practice e quelle di training sono parte del processo di sviluppo, anche se avversate dalla patria potestà e da altre entità che a essa indebitamente si sostituiscono, prima tra tutte il fratacchione con le sue indebite ammonizioni.

Gli incauti tra noi che scelsero confessori invadenti ebbero a trovarsi di fronte a raccapriccianti e plateali violazioni del segreto confessionale, affidato nell’ombra complice della chiesa semideserta e silenziosa a un infamissimo sacerdote traditore, che nel trafficato festante cicaleccio serale poteva decidere, incontrando l’incauto esternatore nel bel mezzo di un gruppo di amici folto a decine, di chiedergli con le mani a megafono “POI HAI SUPERATO QUEI PROBLEMI CON LA MASTURBAZIONE, CARO XXXYYYZZZ?”, esponendo il malcapitato alle prese di culo imperiture degli altri, ma anche a una possibile deriva oscura e misogina, che poteva culminare col tagliare a pezzi una signora di mezza età somigliante alla mamma e chiuderla dentro una valigia, lasciandola nel deposito bagagli della stazione centrale, oppure nell’aggirarsi nell’oscurità di qualche parco cittadino vestiti come cappuccetto rosso, con minigonna, calze a rete e un coltellaccio nascosto nel cestino, aggredendo malcapitati passanti.

I problemi non li creavano i comportamenti, soprattutto se rimanevano nell’alveo dell’emersione della propria sessualità. I problemi li creavano le proibizioni, i tabù, i peccati peccatissimi che uno credeva di compiere mentre faceva cose ridicole o di pochissimo conto. Il tutto senza che si pensasse minimamente ad accostarsi alle femmine, perché diciamocelo, fino a una certa età le femmine erano una gran rottura di coglioni da tenere alla larga.

Dopo quella certa età lo ridiventavano anche, piano piano, ma non prima di aver compiuto il loro percorso di idealizzazione. E’ vero, come qualcuno dice, che noi maschi siamo rimasti all’età della mazza fionda, delle figu e del tretre giù giù, ma anche certe signore non scherzano, e comunque, nel campo dei tabù e delle prescrizioni, mi pare di poter dire che a loro sia andata parecchio peggio.

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