Beware of God/Prescrizioni e comportamenti

Non solo gli ebrei ortodossi hanno un ginepraio di precetti con cui si devono destreggiare, facendo la fortuna degli scrittori. Anche noi cattolici non scherziamo. Mi ricordo situazioni da scompisciarsi dal ridere legate a questioni di poco conto. C’era un mio carissimo amico, per esempio, che aveva grossi problemi ad accettare la faccenda delle fiamme dell’inferno che ardevano il peccatore. La prendeva troppo alla lettera, mentre noi ci scherzavamo su, chi sbuffando assurdi abbozzi di bestemmie (porcoddena, mannaggia cristina, porca madosca eccetera), chi praticando l’autoindulgenza per sanare i guasti ipotetici dell’autostimolazione in contrasto con le raccomandazioni del prete, del confessore, del catechista, della mamma o di chi altri, incluso l’oculista.

Va detto che il Nostro si torceva nel senso di colpa dopo essersi sollazzato con tutte le pratiche proibite immaginabili. A parte le questioni masturbatorie, anche quelle spicciole, standard, tipo fregare la roba alla standa, mangiare troppi dolci, dire le parolacce, disubbidire alla mamma, bestemmiare, fare a botte, non andare a messa, non dire le preghiere. Un inferno.

Un problema spinosissimo che mi ricordo era: come comportarsi con l’ostia in bocca. Mordere non si poteva, dunque nemmeno masticare. La tattica era imparare a gestire l’oggetto con l’unico elemento addestrabile che si poteva utilizzare: la lingua.

Il prete te la porge e ti dice: il Corpo di Cristo, e tu ti posizioni a uccello nel nido, le mani giunte, il becco spalancato, mentre esali un amen e tenti, nella frazione di secondo che ti rimane, di riposizionare la lingua in modo tale che sia pronta per gestire al meglio il dischetto bianco una volta in bocca.

Il prete ha da fare e te l’appioppa, e chi s’è visto s’è visto. Tu ricevi, valuti la posizione ma devi assumere un’aria compresa e tornare rapidamente al banco, dove ti alimenterai del corpo del Signore assumendo la giusta postura, tra il sognante e il devoto, chiudendo gli occhi e piegandoti in avanti verso il bordo del banco, inginocchiato.

E lì t’impicchi per staccare l’ostia dal palato, dove s’era incollata quando avevi tentato di staccartela dalla lingua per poterla direzionare da una parte o dall’altra, irrorandola di saliva, evitando masticazioni che potrebbero esporti a dolorose punizioni in questa e/o in quell’altra vita. Nel frattempo quella si strugge da sola e quindi la questione si risolve spontaneamente, per rinnovarsi magicamente a ogni successiva comunicazione. Intanto il prete riprende la messa, giunta ormai al termine.

Si usciva dalla chiesa convinti della necessità di tenere duro, in questa situazione di pulizia ideale dell’anima, emendata dalle macchie di tutta la settimana precedente. Ma incombeva la partita di calcio sul campetto dell’oratorio, con tutte le varianti possibili di trucchi, scontri, e parolacce. Ed era durissima resistere.

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