Il formicaio Atlantide

Ero seduto sul muretto di tufi sul fianco del cimitero. Faceva caldo e stavamo lì ad aspettare che arrivasse il funerale, col vento che ci soffiava addosso per dispetto. Una coppia di cipressi guardava dentro al camposanto. Uno era sano, con la chioma florida, pizzuto pizzuto e portava la bandiera dell’orgoglio dei cipressi, che da sempre difendono i cimiteri.

L’altro era pelato, almeno per tre quarti. Guardava dentro e sembrava dire ecco, io volevo essere piantato in Val D’Orcia o nel vialetto di qualche villa di qua, sul Chianti, o nelle crete. Io non volevo fare l’albero pizzuto come tutti i cipressi, che poi ci fa il nido qualche civetta e tutti si grattano i coglioni quando ci passano sotto. Volevo stare in un parco con gli scoiattoli che mi abitano e invece sto qua a guardarmi i morti, e tutte le persone che vengono qua a trovare i morti, e almeno fossimo a Spoon River, sentirei quello che hanno da dirsi. Vita dura per i cipressi.

Accanto a me, a due-tre passi, per terra, c’era il mucchietto di terra smossa di un formicaio. Doveva esserci una pausa di lavoro, o forse si festeggiava il 25 aprile. Tutto taceva, solo una formichina caracollava lì vicino, e a quattro-cinque metri c’erano altri tre-quattro mucchietti di terra che erano formicai limitrofi, forse. La Banlieue del formicaio. Forse sottoterra brulicavano formiche come sulla tangenziale, formiche che andavano a prendere i formichini a scuola, formiche che lavoravano duro a sminuzzare molliche, bucce, robe buone dalla terra grassa accanto al cimitero. La strada era a un passo.

Dalla strada arrivava un vecchio sallucchione con l’aria un po’ sonnacchiosa, che ciondolava pigro, in attesa pure lui del corteo funebre del povero vicino di casa defunto all’improvviso. Ciondolando ciondolando spiattellava completamente il montarozzino delle formiche. Alcune, tre o quattro, si precipitavano all’esterno, altre perivano all’interno come in un cataclisma atlantideo. Magari lo ricorderanno per generazioni, contando i giorni passati dalla grande acciaccata. Il vecchio, intanto, spariva dietro l’angolo che portava all’entrata sul retro. E il vento continuava a soffiare.

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