I razzisti dell’Illinois

Continuiamo così, facciamoci del male, diceva Nanni Moretti. Portiamo in televisione gente impresentabile e poi ci facciamo belli dissociandoci dall’applauso, spero sparuto, che gli tributa la platea. Tutti abbiamo avuto modo, nella vita, di toccare con mano l’ostilità verso l’altro che molti non si vergognano a esprimere, per ignoranza o per convinzione errata o che.

I cattivi esistono, come i violenti, come gli stupidi. A queste persone continuiamo a opporre un politically correct che mi sembra inadeguato. E’ come cercare di aprire una scatoletta di tonno con una penna stilografica.

Il becero in televisione non ci deve andare, se è un politico tanto meglio. Con certa gente la correttezza non paga e non è certo tutelando loro che si afferma la libertà d’espressione. Se si vuole correttamente e democraticamente rappresentare il punto di vista della Lega si chiami una persona in grado di farlo senza perdere di vista il buon senso, oltre che la creanza.

Anche perché così facendo si rischia di dar voce alle peggiori istanze che sorgono dalle viscere più nere: e allora perché, se permettiamo a qualcuno di veicolare un messaggio razzista, non diamo spazio, che so, a chi vorrebbe la pena di morte?

Per decenni certi discorsi sono giustamente rimasti fuori dallo spazio pubblico di discussione, televisivo, radiofonico o stampato. Ci rientrano nella lucida deriva degli ultimi anni, dove c’è chi vuole mettere in agenda il becerume.

Ragliando come dischi incantati le ricettine ipocrite su cosa dire e come dirlo non si va da nessuna parte. Va usata, metaforicamente, la forza. Al bando certi personaggi, oppure chi li ospita si assuma come propria la responsabilità di quello che dicono, dal pulpito che con troppa generosità gli viene regalato.

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  1. postpank

    E aggiungo: non deve avere spazio pubblico chi fa apologia di (nazi)fascismo, chi è violento, chi discrimina le donne.

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