Terremoto

Il terremoto è subdolo, viene quando non te lo aspetti e non si cura di quello che stai facendo. In genere, poi, arriva la notte, con boato o senza, perciò il più delle volte ti fa fare la figura dello stupido, perché non hai sentito niente e i giornali parlano, invece, di gente urlante che si riversa nelle strade e passa la notte all’addiaccio, così come si trova, scesa dal letto con indosso il pigiama con gli orsetti, le babbucce, il cappello, le ciabatte col pon pon o con le corna d’alce di pelouche. Che poi di rado si vede gente che fugge per una scossa: mi ricordo la folla a Roma, sotto casa, dopo la scossa del terremoto in Irpinia. Che non sentii, tanto per cambiare.

Siamo un po’ ridicoli a spaventarci per niente, tanto quando arriva quello buono te ne accorgi subito. Hai voglia, allora, a snobbarlo e a dire che non ti fa paura… ho sentito, trovandomi in loco, una scossa di quelle di Bologna, quinto grado Richter o giù di lì, e garantisco che c’è poco tempo per stare lì a chiedersi se si nota di più uno che scappa a gambe levate mollando tutto quello che tiene in mano, o uno che cade a faccia avanti non essendo riuscito a infilarsi i pantaloni, rimanendo steso a quattro di spade, mentre intorno tutto potrebbe crollare e crolla.

La paura del terremoto è ancestrale, siamo come i nostri gatti o cani che allo sprigionarsi del boato danno di matto. Rispetto a certi fenomeni siamo indifesi e privi di ritegno. Però per aver paura del terremoto bisogna che ci sia il terremoto. Almeno una scossa seria. Le scosse secondo alcuni giornali “fortissime” percepite (o meno, io non ho sentito niente) nella notte non erano tali. Lo dice il dato della magnitudo. Terremoti degni d’attenzione ma niente al confronto delle brutte bestie che spero non arrivino mai dove vivo. Nell’attesa, mi allarmerei il giusto, avendo ancora negli occhi le immagini dell’Emilia o dell’Aquila…

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  1. suzieq11

    Sono di Bologna. Ci hanno sempre raccontato che qui il terremoto non poteva venire. La notte in cui è venuto ero seduta davanti al PC. Ho sentito come una folata di vento fortissima ed il tintinnio di piatti e bicchieri ed ho avuto come la sensazione di qualcosa che stesse ruotando attorno a me. Ma sono rimasta li rassegnata eppure incuriosita. Quattro mesi prima ero ero caduta ed ero fresca di impianto di protesi al femore. Dove sarei potuta andare? Correre dove? Mi muovevo con le stampelle … E poi ho guardato il cane e i due gatti, che erano assolutamente calmi ed ho pensato che dopotutto ero ancora lì , davanti al PC …

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    • postpank

      In una di quelle situazioni mi trovavo per caso a Bologna, al Rizzoli. Ero seduto su una panca in sala d’aspetto, la panca s’impennò come un cavallo, alzai lo sguardo e vivi che ballavano tutte le insegne appese al soffitto, mentre la gente si precipitava all’uscita. Fu impressionante la nettezza del movimento…

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      • suzieq11

        Che poi ci pensi dopo, a botta passata. Subito realizzi che sei ancora in piedi e ti organizzi per la sopravvivenza. E l’incongruenza della faccenda sta proprio qui, fai preparativi affrettati raccattando più cose possibili per poi uscire in strada e ritrovarsi con gli altri a porsi domande sgomente. E la paura ti impedisce di essere razionale e di fare le cose nel modo giusto. Eppure sei convinto di aver agito bene perché sei vivo, sei fuori a parlarne. Non ti viene in mente che sei vivo per puro caso, perché non era giunto il tuo momento.

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