Insalata gerosolimitana

Sono contentissimo quando mi regalano dei libri di cucina esotica. Il più delle volte non sono in condizioni di rifarne le ricette, un po’ per la mancanza di ingredienti, un po’ per la distanza che c’è rispetto ai posti esotici da cui originano le ricette. Nel caso della cucina di Gerusalemme (Yotam Ottolenghi, Jerusalem) c’è roba straghiotta che può funzionare da fonte d’ispirazione, appunto, per combinare qualcosa di diverso. Nel mio caso si è trattato di un’insalata. Ho lessato un paio di patate sbucciate e tagliate a pezzetti in acqua bollente nella quale ho disciolto un paio di cucchiaini di curcuma. Condito dell’insalata mista in busta della Coop (Rucola, lattuga, quello che c’era) con olio, aceto, un trito di timo serpillo, rosmarino e timo normale dei vasi di casa, semi di coriandolo, cumino, un seme di cardamomo, peperoncino secco. Ci ho aggiunto un avanzo di palamita cotta al vapore del giorno prima, qualche alice cotta in padella con cipolla rossa e timo, e, pezzo centrale, un calamaro tagliato a pezzi, cotto alla piastra irrorandolo con succo di limone e d’arancia. Olive kalamata, capperi, pomodorini e il mischione è fatto. Non ho foto, ma il retrogusto delizioso me lo sono portato appresso per ore. E’ cucina finto-gerosolimitana, che si affianca alla fintocinese e alla fintogreca che a casa mia si portano alla grande.

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