I suicidi in carcere

Frizzi e lazzi delle guardie penitenziarie sul suicidio del detenuto romeno dell’altro giorno. Sdegno e condanna unanime, e finalmente un po’ di spazio, ma di traverso, a un tema che non dovrebbe schiodare dalle prime pagine fino a quando non si sia risolto il problema: le assurde condizioni di vita dei detenuti nelle carceri italiane.

La condizione di illegalità delle carceri è stata più volte e da più parti denunciata.  Leggendo il rapporto dei Radicali italiani e di altre entità che si trova qui si ricava una lista dell’orrore:

1) In 40 anni la popolazione detenuta è pressoché raddoppiata, mentre la capienza delle carceri è aumentata soltanto di 10mila posti;
2)  Le misure alternative (introdotte nel 1975-86) non hanno mai superato numericamente la detenzione in carcere: negli Stati Uniti, ma anche nella maggior parte dei Paesi Europei, il numero dei condannati in misura alternativa è doppio rispetto al numero dei detenuti, mentre in Italia abbiamo 67.000 detenuti e 20.000 condannati in misura alternativa.
3)  Le celle “singole”, dimensionate ancora in base al Regolamento di Igiene Edilizia delle Strutture ad Uso Collettivo (anno 1947!), misurano 8mq + 4 di bagno annesso, ma oggi sono occupate da 2 o anche 3 persone, il che ha comportato condanne all’Italia da parte della Corte dei Diritti Umani di Strasburgo.
4)  I condannati all’ergastolo hanno diritto a trascorrere la notte in una cella singola (art. 22 Codice Penale – Isolamento notturno), ma questo è impossibile per mancanza di spazi.
5)  Il lavoro nelle carceri, obbligatorio per i condannati (art. 20 Legge 354/75. Ordinamento Penitenziario), in realtà è una rara eccezione: a fronte di 38.000 detenuti con pena “definitiva” sono poche migliaia quelli effettivamente occupati.
6)  La Riforma della Medicina Penitenziaria (iniziata nel 1999 e tuttora in corso…), ha determinato il passaggio di competenze dal Ministero della Giustizia a quello della Sanità, ma in assenza di investimenti economici sufficienti da parte delle Aziende Sanitarie Locali ha di fatto peggiorato i livelli di assistenza per i detenuti ammalati (salvo poche lodevoli eccezioni).
7)  Sul fronte degli Operatori Penitenziari, anch’essi quotidianamente immersi in questo “bagno di illegalità”, anch’essi frequentemente vittime di suicidio, non si sono messe in campo politiche di “benessere organizzativo”, sempre per mancanza di risorse, ma anche per mancanza di adeguata cultura manageriale di chi pianifica le politiche penali.

L’incidenza dei suicidi nelle carceri italiane è fuori controllo: gli USA, che hanno una popolazione carceraria 40 volte superiore, hanno soltanto il triplo dei suicidi. Altissima, da noi, la frequenza dei suicidi anche tra le guardie carcerarie. La differenza sta nel fatto che in America, partendo da un’incidenza dei suicidi simile alla nostra, si è introdotto un piano di prevenzione dei suicidi che ha dato ottimi risultati. Da noi, invece, nello stesso periodo i suicidi sono triplicati. E questo dovrebbe fare più notizia degli abusi di chi sarebbe preposto a tutelare la sicurezza pubblica. Ma non se ne parla.

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