La sfida dell’Altro e l’alleato occidentale

Tutto quello che abbiamo da opporre all’assalto dei fantasmi del passato è il politically correct. Ci siamo dedicati per decenni a costruire una barriera linguistica e comportamentale al razzismo e alla discriminazione di genere, sessuale, etnica e religiosa, trascurando di sporcarci le mani davvero con certe questioni, che ora riemergono da sotto il tappeto roteando coltellacci che sgozzano. E le piume d’oca contro i coltelli servono a poco.

Così, la violenza inaudita che deborda dalla Libia e dal medio oriente si aggiunge a quella finora soltanto verbale delle dichiarazioni intolleranti e xenofobe che si fanno in casa nostra a proposito degli immigrati e delle persone che si occupano, a tutti i livelli, dei problemi legati all’integrazione. Un razzismo che abbiamo spesso minimizzato, fatto di battute scorrette sulle quali abbiamo riso in tanti, al calduccio in un salotto e in ambiente controllato, tra gente che si conosce e sa che certe cose non vanno prese sempre alla lettera.

Sembra che gli eventi stiano per mettere alla prova l’impianto dell’autolimitazione linguistica e comportamentale, però. C’inchiodano i fatti di Parigi e quelli di Copenhagen, l’Isis che ostenta il sangue crociato versato, i barconi di disperati che premono alle frontiere, la crisi economica che angoscia e inchioda tutti alla limitatezza delle risorse. Reggeremo alla prova del fuoco, dopo 70 anni di pace apparente o di spostamento dei conflitti lontano dalla vecchia Europa?

Il razzismo che abbiamo denunciato, negli anni scorsi, tra stadi, periferie e sacche di sottoculture urbane era pericoloso, ma si trattava di focherelli alimentati perlopiù dal desiderio di attirare l’attenzione, di rappresentarsi in modo fastidioso e deviato. Qui siamo di fronte a un salto di qualità che, oltre a scoprire il bluff dei nostri xenofobi di cartone, li chiama a una sfida più impegnativa. Una sfida che, se raccolta, metterebbe a rischio il nostro giardino tranquillo per sempre.

Soprattutto, le distanze si sono accorciate, internet ci mostra per quello che siamo, dove e come siamo e ci rende vicini, vulnerabili, toccabili con mano. I Salvini che amano trastullarsi con i fiammiferi dentro la polveriera dovrebbero cominciare a tenerne conto, perché poi quando divampa l’incendio ci vanno di mezzo tutti. Il fondamentalismo, del resto, non si scaglia contro l’intolleranza, ma predilige occuparsi della libertà d’espressione. Forse perché è la libertà a essere nel mirino, e l’intollerante diventa facile, insospettabile alleato.

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