Dalli a Lotito!

Un dirigente dell’Ischia, Lega Pro, registra una telefonata, la offre a un giornale amico (Repubblica) che ci costruisce sopra un caso. Nella telefonata, il campionario di Lotito: il linguaggio scorretto, la vanagloria, le millanterie. E poi, qui casca l’asino, il proditorio attacco alle più belle realtà del calcio cadetto: Carpi e Frosinone, troppo piccole per salire nell’Olimpo a zavorrare una già cigolante serie A, che raccatta la miseria di 1 miliardo/1 miliardo e duecento milioni l’anno, da dividere in parti diseguali con tutto il fronte del calcio professionistico italiano. Quindi, invocazioni di trasparenza e pene esemplari, esecrazione delle mafie che tengono incatenato lo sport nazionale, auspicio dell’intervento della politica, della procura federale, dei marines e della flotta interplanetaria.

Ma intanto cessa l’improvviso, potente accerchiamento arbitrale della Lazio, che nelle ultime settimane aveva provocato le proteste di Pioli. Forse perché mentre si dipinge Lotito come mammasantissima stona vederlo nel mirino di Nicchi e della classe arbitrale. E viene da chiedersi come mai lo sdegno per le rozze affermazioni del presidente biancoceleste si sia levato unanime in difesa di squadre che nessuno ha mai degnato di una menzione prima della sigla della notte di una Domenica Sportiva, da sempre monopolizzata da Juve, Inter, Milan, poi, Roma, poi Napoli, Fiorentina, Lazio. Come mai all’improvviso ci si accorge delle piccole, quelle che nessuno nomina mai, nemmeno come avversarie delle grandi?

Eppure la provincia è la patria del calcio pane e salame. Cosa saremmo senza il Carpi? Chi salverà un calcio dove il Frosinone non può aspirare al Paradiso ma deve inchinarsi alla potenza (sic) del Bologna?

Suvvia, siamo seri. Ma a chi credete di darla a bere? Lotito è un personaggio pessimo, se ne conosce l’ego smisurato, l’impeto moralista, la pedanteria seconda soltanto alla cafonaggine. Ma la sua Lazio è un modello di gestione virtuosa, nel pantano del dissesto del calcio italiano. Di più, paga puntualmente le rate del debito verso l’Erario accumulato dalle gestioni precedenti, unica a non passare per le scorciatoie del Lodo Petrucci (Napoli, Fiorentina, Torino) o per le vie agevolate della Legge Marzano (Parma). Quella che fa la voce grossa nell’invocare il rispetto del Fair Play Finanziario, proposto da Platini per combattere il malcostume del calcio che non paga i conti e che presenta bilanci dissestati e tarocchi. Le battaglie di Lotito si conoscono: stadi di proprietà, riduzione delle partecipanti ai campionati, premi per chi si presenta con i conti in ordine, un calcio padronale che torni ad avere il controllo sottraendolo ai calciatori, magari tornando a forme di vincolo più stringenti. E poca ciccia ai procuratori. Poco di nuovo, ma una ricetta rigorosa che faccia valere certe prerogative.

Non bisogna fare troppa strada per trovare società a cui le idee di Lotito non vanno a genio. Una che sta ristrutturando la propria situazione debitoria ricorrendo allo strumento del prestito obbligazionario è proprio la Roma, dirimpettaia della Lazio presieduta dal reprobo, che giusto qualche settimana fa aveva apostrofato con i soliti toni spicci il presidente Pallotta e i dirigenti giallorossi, invitandoli a sistemare il bilancio. Nel frattempo Lotito ha tessuto la sua tela riformando pezzi di calcio, imponendo nomine (Tavecchio) e cercando di indirizzare il Palazzo.

Oggi qualcuno ha deciso di non rimanere inerte di fronte alla tessitura lotitiana e mette mano agli strumenti disponibili per cambiare lo status quo. Cominciando con una bella telefonata registrata. Alla faccia del metodo pulito. Non si tratta di rivoluzione, né di moralizzazione: parole che nel calcio sono del tutto fuori luogo. E’ un regolamento di conti interno a un mondo chiuso, dove chi ha più armi prevarrà. Con buona pace del Carpi e del Frosinone, che presto torneranno a non interessare a nessuno, e anche dell’ingenuo lettore/bersaglio di campagne di stampa orchestrate ad arte. Mourinho aveva capito tutto.

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  1. romolo giacani

    Lui resta impresentabile, ma nel merito come dargli torto? Il guaio vero è che temo che noi, noi che non ce ne frega nulla di lotitiani e antilotitiani, noi che tifiamo solo e soltanto la Lazio, da questa storia avremo tutto da perdere

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