Fazio e Zerocalcare

Il passaggio dell’ottimo Zerocalcare da Fazio è stato fugace, ma non indolore. E’ evidente il disagio di Fazio di fronte a certi ospiti, che escono dal suo territorio prediletto. La banalità delle domande e la difficoltà a stabilire un contatto con la persona segnano la distanza che c’è tra Fazio e la realtà, che già appare chiara nei duetti assurdi con Gramellini. Se si considera che Fazio è un portabandiera dell’incrocio tra la cultura nazionalpopolare da prima serata televisiva e il politically correct progressista e salottiero, il risultato è avvilente. La riproposta continua dei soliti cliché di Fazio segna il passo da lustri, ma il compitino di stasera è poca cosa e non rende giustizia al disegnatore, che parla di cose che Fazio non sa, non ricorda, non riconosce come proprie, benché si prodighi a simulare un’attenzione che non pare sincera. La stessa sensazione di disagio di quando Fazio intervistò Sorrentino e Servillo sulla Grande Bellezza, altro elemento a cui sembra rimanere estraneo. Chiaro che ogni riferimento ulteriore a Letterman suona blasfemo, ma qui si rischia di tradire la memoria dello stesso Sandro Paternostro, guru del mellifluo conduttore ligure, già strapazzato in settimana dalla superprestazione di Conti al Festival di Sanremo. Questo spiega anche la scelta di riferimenti culturali come Saviano e, appunto, Gramellini. Sempre più vade retro.

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