La memoria è viva

La strumentalizzazione che si fa sulla memoria dei morti delle foibe è rivoltante. In troppi le agitano come per rivendicare un’integrità che non hanno: tutte le vittime di crimini di guerra, o legati alla guerra, hanno pari dignità.

Tutti i carnefici sono ugualmente rei. Mettere massacri di matrice diversa su due piatti della bilancia, per pesare i morti propri e quelli degli altri, fa schifo. C’è stata Sant’Anna di Stazzema, c’è stato il campo di sterminio nazista, ci sono state le foibe. In un caso le forze di occupazione spalleggiate dai fascisti hanno fatto strage di civili inermi, in un altro c’è stata l’ingegneria della pulizia etnica con la gentile collaborazione di molti complici e collaborazionisti, nel terzo c’è stato un mix tra vendette trasversali e pulizia etnica, di cui hanno fatto le spese, anche qui, civili inermi. Le vittime sono vittime.

I carnefici con le mani lorde di sangue non hanno facoltà di parlare delle vittime proprie per sminure quelle altrui. Sono colpevoli, finché la memoria è viva.

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