Maurizio Arcieri

La morte lo ha colto vivo, a 72 anni. Mica è poco. Intanto perché era una figura che difficilmente ci si poteva immaginare “vecchia”. Sempre a dettare il passo, in un panorama musicale desolato, dal tempo in cui le suggestioni punk lo colsero, insieme alla moglie, Cristina Moser, con cui formò i Krisma. Suoni che parevano venire dal futuro, con la fusione tra il suo aspetto tra il torbido e lo sballato e la presenza della moglie, una gnocca stratosferica. Non lo si ricorda per la musica, tutto sommato perdibile, e nemmeno per la passione per le cose moderne, i programmi sul satellite e tutto il resto. Passa alla storia per la rasoiata da grand guignol con cui si staccò sul palco il dito indice, prima di correre a farselo riattaccare. Gesto di rottura un po’ folle che attrasse l’attenzione dei media e gli valse l’aura di eroe punk da lì all’eternità. In fin dei conti si trattava di un gesto autolesionista degno della follia tossica di un Iggy Pop o di un Johnny Thunders, o della sanguinolenta follia di un Sid Vicious o ancora dell’Iguana. Storie di antichi ribelli che se ne vanno. Ci mancheranno, ma perché ci manca saperci giovani.

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