Lamento per la morte dei cannolicchi

Nessuno se li ricorda più, i cannolicchi. Lo so perché non li vedo più in giro, e se li vedo si chiamano in un altro modo. Ditali, per esempio. Rigati come fossero penne o, peggio, rigatoni, segnati da convergenze parallele che sono niente rispetto alla spiralatura dei fusilli, che invitano ad avvitarsi peggio di un succhiello, anche lui scomparso, per giunta. I cannolicchi invisi ai poteri forti per la loro sincerità, lisci cilindretti, sintesi di un pensiero lineare, di una cucina semplice ma genuina, onesti perché semplici e diretti, da impalare col cucchiaio o infilare con la forchetta, impermeabili condotte attraversate da salse o sospese in brodi, irrorate d’olio, glassate di caci grattugiati e fusi al fuoco della speranza. Cibo della gente semplice scomparso dallo scaffale dove le merci, troppe, ne nascondono persino il ricordo. Un complotto mirato alla sofisticazione del pensiero giovanile, ma anche anziano, ha eliminato il cannolicchio dalla nostra tavola, ma noi siamo pronti a ogni azione per perpetuarne il ricordo, testimoniandone il messaggio di libertà. A breve nascerà una pagina facebook (titolo provvisorio Cannolicchio fan page), alla quale seguirà una raccolta di firme e il lancio di una t-shirt “boicotta i ditali” che servirà a raccogliere i fondi per sostenere la campagna.
Save the cannolicchi. Now.

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